Crackle di moelleux au chocolat e i crack gardens | – 9

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il dolce di questa domenica è un gateau da conforto, da giornata uggiosa e noiosa. Il moelleux al cioccolato è uno di quei dolci consolatori facilissimi da fare, con ingredienti e dosi semplici, difficili da dimenticare e di una facilità e velocità di esecuzione impressionante. come impressionante è anche il tempo, breve, quasi un istante, del stazionamento al di fuori del forno. un nanosecondo, anche se nei paraggi ci sono solo adulti. Oltre che la bontà e il profondo profumo di cioccolato al quale nessuno può resistere, solo gli allergici, la caratteristica maggiore di questo dolce è nella consistenza, molle per l’appunto. Non c’è bisogno della prova stecchino per capire se è cotto, perchè in realtà deve rimanere morbido, quasi non cotto al centro e quindi l’unica possibilità di capire quando sfornarlo è il profumo o il tempo; dopo i 25 minuti si brucia.

Ma un’altra caratteristica è quella della sua superficie che ad un certo punto della cottura passa da una pellicola lucida ad una patina che tende a rompersi in tante piccole crepe, insomma un dolce che definisco crackle. E siccome alla golosità non c’è mai fine ho pensato di riempire queste crepe di una granella di pistacchi, come se dall’interno del moelleux uscisse una “lava verde”. una perversione.

SONY DSCqueste crepe dolci, che per un pasticcere possono essere delle vere e proprie sciagure, hanno sorti molto diverse nell’arte e nel giardino.

Crackle è sinonimo di una certa patina in quanto  sistema di crepe, craquelure, dal francese craque, crepa, che era quello che nel 1700 i pittori francesi realizzavano sui loro quadri per costruire una certa aria di invecchiamento. Inutile dire che ha avuto un successo incredibile, soprattutto tra i falsari di tutti i generi, da quelli che effettivamente volevano falsificare un’opera d’arte, a quelli che volevano solo innocentemente invecchiare un dipinto o una superficie, “antichizzandola”.

Facile parlare di arte moderna passando per le opere di Burri ,o dei tanti artisti concettuali che frantumano le loro creazioni, come facile fare anche riferimento alla tecnica giapponese del raku.

burri

La ceramica raku è un’invenzione abbastanza recente, del 1500, e prende il nome dalla città dei giardini giapponesi per antonomasia, Kyoto, e precisamente da un quartiere dove esistevano delle cave di argilla. L’invenzione si deve ad un artigiano coreano che lavorava in questa città, il quale si accorse che se non si lasciavano le ceramiche a raffreddare nel forno, per lo shock termico, si formavano delle intricate ragnantele sulle superfici smaltate. Un’arte difficile, di raffinata semplicità e di meraviglia, perchè non si può prevedere come la superficie della ceramica sarà elaborata dalle tante bellissime crepette.

vaso in ceramica raku di chiara cataldi

vaso in ceramica raku di chiara cataldi

Anche il giardino ha ultimamente una liaision con le superfici crackle. Sicuramente qualche pensiero circa le crepe o buche dei nostri asfalti cittadini è venuto a parecchi, non ultimo il lavoro di Pothole Gardener, il “tappatore” folle che si aggira per l’UK realizzando giardini in miniatura dentro le buche che trova casualmente camminando. Quello di tagliare il manto stradale o altre superfici e intrufolarsi nelle pieghe di queste crepe è sicuramente un’azione che si realizza con bassi budget, con un certo interventismo guerrigliero e la voglia di un po’ di selvaggio.

Ma andiamo con ordine.

Già a metà degli anni ’90 del secolo passato, una serie di progetti si interrogavano sul come recuperare e/o rigenerare le superfici in asfalto presenti in luoghi in stato di trasformazione. E’ il caso, per esempio, del parco di 70 ettari che sorge su una parte del vecchio areoporto di Adlershof vicino a Berlino. Gli asfalti delle piste rimangono nel parco, lasciate al tempo, ed oggi, fratturate, rotte, dissestate, costituiscono una trama ricolonizzata dalla vegetazione spontanea.

adlershof park_gabi kiefer_1996-2001

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Continuando su questo versante, ma occupandoci della dimensione del giardino, due realizzazioni sono sicuramente interessanti, anche se formalmente differenti.

La prima è quella del Crack Garden a San Francisco di CGM Landscape Architecture, realizzato nel 1999 e premiato nel 2009 dall’ASLA, come dire l’Oscar americano del paesaggio. Un piccolo giardino dal piccolo costo ma dal grande impatto emozionale.

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Con un martello pneumatico, che sostituisce la vanga, sono realizzate delle piccole tracce sull’asfalto nel quale si inseriscono infine, le piante preferite dal committente. Questo lo ritengo un vero e proprio gesto liberatorio …….

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Analoga operazione, ma con una destinazione diversa, in quanto diventa un giardino pubblico a “cuscinetto” in un’area a parcheggio, è quella del gruppo Wagon Landscaping che realizza a Courtai in Belgio, nel 2009, un piccolo garden dall’immagine ordinata, dal disegno simile alle strisce pedonali. I tagli sono precisi, puliti, ma dentro le crepe ordinate sono inserite piante scomposte, forse riciclate, e anche la mia amata Verbena.

photograpy wagon landscaping

photography wagon landscaping

photograpy wagon landscaping

photography wagon landscaping

disegno di Wagon landscaping

disegno di Wagon landscaping | fonte landezine.com

Insomma, questo tipo di intervento sugli asfalti negli ultimi anni si sono moltiplicati e vengono definiti come interventi di depaving.

Per finire ritorniamo alla mia crackle dolce, la ricetta della cake del giorno:

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MOELLEUX AU CHOCOLAT

dosi

  • 5 uova intere a temperatura ambiente
  • 200 gr di cioccolato amaro da fondere
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 200 gr di burro
  • un pizzico di sale
  • 2 cucchiai di farina 00
  • mezzo cucchiaino di cannella in polvere
  • cacao amaro in polvere per la spolverata finale
  • granella di pistacchi siciliani qb

procedimento

Sciogliere a bagnomaria il cioccolato e il burro. Nel frattempo sbattere le uova insieme allo zucchero, aggiungere il cioccolato e il burro fuso, il sale, la cannella e per ultimo la farina. Infornare a 180°C per 20 min. circa. Appena sentite il profumo, mettetevi in allerta, è quasi pronta. Fare raffreddare la torta e toglierla delicatamente dalla teglia (meglio quella che si apre) e spolverare con il cacao amaro. Io ho aggiunto la granella di pistacchi nelle crepe, ma è solo golosità.

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