una colazione in Sicilia

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E’ mattina, il sole non è ancora alto e le ombre sono ancora addormentate, allungate sulla strada principale che porta silenziosamente al blu del mare. I rumori sono quelli della notte passata ma i profumi no, sono quelli della mattina: una mistura indecifrabile ma dolce, di pane e gelsomini accompagna la camminata verso un bar dove i tavolini sono accerchiati da geografie scomposte di sedie.

Niente caffè o cappuccino, niente the caldo, niente latte macchiato, solo granite, tante granite dalla consistenza quasi impalpabile delle sottilissime scaglie ghiacciate di gelso, di mandorla, di gelsomino o di fichi d’india e brioches, il buffo “berretto” lievitato dal sapore dolce e morbido.

In Sicilia la colazione si fa così con un bicchiere di latte di mandorla freddo e una brioche ripiena di profumata granita aspettando mollemente la luce abbagliante del giorno.

Per la colazione di ferragosto quest’anno ci sarà la nostalgia siciliana di una granita di fichi d’india con bioches ascoltando le campane costiere che suonano a festa.

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I fichi d’India sono i frutti dell’Opuntia ficus-indica, una succulenta naturalizzata in tutto il bacino del Mediterraneo, talmente diffusa che  sembra sia sempre esistita nel nostro Sud.

Nelle terre aride fa comparsa il ficodindia, dopo essere giunto nel giardino di qualche aristocratico che l’aveva esibito come una delle più curiose meraviglie giunte dal Nuovo Mondo. Le sue pale ricche di acqua saranno utilissime d’estate per i bovini e dalle piante di aspetto che doveva apparire straordinario – «albero o mostro tra gli alberi?», si era chiesto il primo naturalista europeo che aveva visitato il Messico – si raccoglievano deliziosi frutti gialli, rossi e bianchi. «Pane dei poveri» che si ha diritto di cogliere lungo le strade, metafora vegetale delle contraddizioni siciliane con la loro apparenza irsuta ma la sostanza dolce e succosa, stupore dei viaggiatori che apprenderanno che «con una ventina di fichidindia – il valore di due soldi forse – e un po’ di pane, un siciliano trova la maniera di fare la prima colazione, di pranzare, di cenare e di cantare nell’intervallo». tratto da Giuseppe Barbera, Conca d’oro, 2012

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Facilissimo da coltivare e poco pretenzioso il Fico d’India lo troviamo proprio ovunque lungo le nostre calde ed assolate strade, come siepe di recinzione spinosa delle campagne. Talmente infestante come pianta da essere temuta in Toscana e quindi bandita con legge regionale, un provvedimento che riguarda tutti gli interventi di ingegneria naturalistica che richiedono l’uso di piante dal veloce e robusto attecchimento radicale.

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Il frutto dal rosso intenso della polpa è ricco di vitamina C  oltre che fosforo e calcio tanto da essere immagazzinato nei lunghi viaggi per mare che si facevano anticamente e utilizzato contro lo scorbuto.

Sciroppi, gelatine, liquori digestivi, marmellate, succhi e persino dolcificanti sono gli usi che si fanno della polpa privata dei tantissimi semi: … La polpa loro è come ne i nostri fichi mà più rossa di modo che imbratta le mani … Quelli che mangiano questi fichi fanno l’orina roscia come il sangue, il che a forestieri hà fatto alle volte grandissima paura con non poco spasso de i paesani.

tratto da F. M. Chiancone, Cibi e sapori del ‘500. Ricette, curiosità, leggende da un Herbario del 1585, 2003

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Sicilia | siepe di Fichi d’India

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Granita di fichi d’India

ingredienti

  • 500 gr di fichi d’India già sbucciati
  • 250 ml di acqua
  • 150 gr di zucchero
  • un cucchiaio di glucosio
  • il succo di un limone

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procedimento

  • bisogna per prima cosa fare lo sciroppo
  • in un pentolino mettere l’acqua, il glucosio e lo zucchero, mettere sul fuoco e mescolando far bollire lo sciroppo per alcuni minuti
  • togliere dal fuoco e lasciare raffreddare
  • sbucciare i fichi d’India. Questa è un’operazione un po’ complicata per via delle spine, ma se vi volete semplificare la vita si possono trovare i frutti con le spine già tolte.
  • frullare la polpa e poi passarla al setaccio per eliminare i tantissimi semi

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  • aggiungere il succo di un limone alla polpa
  • aggiungere lo sciroppo e versare il tutto in una di quelle vaschette di alluminio per il ghiaccio

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  • mettere la vaschetta nel freezer e,  pazientemente, ad intervalli regolari, mescolare la granita con una forchetta in modo tale da non far formare grosse cristallizzazioni. Dopo quattro ore la granita è pronta.

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Per la ricetta delle brioches facciamo un’altra volta?

Buona colazione di ferragosto a tutti!

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