pasticciando con lo zucchero | i sugar murales di Shelley Miller

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Armata di sac-à-poche, beccucci e colori ho iniziato anch’io a pasticciare con le decorazioni zuccherose.

In verità ero talmente indecisa se iniziare a cimentarmi con la tecnica del disegno a merletto o fare delle gouache con i pennelli che ho fatto un ibrido, ossia ho iniziato in un modo e finito nell’altro. L’idea era quella di usare un colore e di stemperarlo sfumandolo nell’acqua ma avevo paura di sciogliere completamente la base di pasta di zucchero della piccola cake di prova per cui ho realizzato delle decorazioni fiorifere partendo dal disegno dei bordi dei petali con la sac-à-poche e un beccuccio sottile, sottile (da 1,5mm), e una glassa reale realizzata con lo zucchero a velo sottilissimo, che ormai si trova anche da noi e un gel azzurro, e poi, con un pennello e dell’acqua ho iniziato piano piano a stemperare il colore dei bordi.

 

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Primo tentativo semi accettabile, ma si può migliorare decisamente con il tempo e la pazienza e forse, chissà, se riesco a ritrovare la mano di un tempo che aveva una “marcia” in più?

E come consolare gli occhi dal primo tentativo artistoide?

Ma con i bellissimi sugar murales di Shelley Milller, che quelli si che sono arte!  (www.shelleymillerstudio.com)

 

 

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Sostituendo i pennelli con la sac-à-poche questa artista canadese realizza con lo zucchero meravigliosi murales, interpretando i muri scrostati, ricoprendo pannelli di recinzione di cantieri, realizzando delle finte azulejos ricostruendo nelle forme e nei colori pannelli che sembrano ceramiche.

Un’azione effimera che con la prima pioggia scivola via dai muri.

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Sugar-Bomb

La ricchezza e la possibilità di decorare con beccucci di tutte le dimensioni e forme con linee voluttuose di zucchero colorato, sostituisce il gesto veloce della bomboletta spray, mimando perfino le gigantesche ed esagitate scritte dei writers, copiando fattezze e colori.

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Il risultato è sorprendente e l’idea di avvicinare il dito e assaggiare l’opera è da gesto contagioso.

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Look, don’t Eat l’opera realizzata durante la notte bianca del settembre 2012 a Toronto

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La Miller al “lavoro”

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dettaglio del murales della notte bianca di Toronto terminato alle 2 a.m.

Spesso sono luoghi lontani ed esotici che ispirano e danno forma a queste opere di street art: disegni indiani suggeriscono facciate e portali di antiche architetture che ricoprono però scalcinati muri in mattoni a Montreal oppure un enorme pannello realizzato con mattonelle in zucchero dipinte con i colori delle azuleyos e incorniciati da voluminosi decori in rilievo che ci ricordano la dominazione portoghese in Brasile.

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Insomma, da queste parti le aspirazioni sono indegnamente alte e quindi, guardando questi meravigliosi murales e armata di sac-à-poche, corro a studiare.

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