+ garden

+garden_bunner

oggi si inaugura +garden

La seconda rubrica che avevo in mente di aprire su questo blog  (insieme a booklibro) riguarda l’altra metà del mio cielo, i giardini, la metà più importante, quella che occupa la maggiore parte del mio tempo fisico e mentale, quella che mi ha condizionato nel modo di guardare il mondo, comprese le persone.

+garden o plusgarden sarà il nome della rubrica nella quale parlerò solo di giardini, per cui care amiche/i  “cake and food” che ormai frequentate con benevolenza il mio spazio, qui troverete solo giardini, solo piante, solo storie di giardinieri, progettisti, luoghi per il nostro stare bene fisico e mentale, solo parole dedicate a quello che è il campo della mia professione, senza però parlare di me, ma solo del mondo bellissimo che frequento quando non sto’ pasticciando con glasse e creme.

D’altronde nel nome cakegardenproject lo avevo in qualche modo scritto ed anticipato,  con questo nome avevo indissolubilmente mescolato cake con garden, e quindi ora è arrivato il tempo anche di parlare di ciò.

Sono un paesaggista e qui parlerò di GIARDINI. Quasi solo di GIARDINI.

Perché i giardini come categoria di riferimento?

Perché io penso, sono stamaledettamente convinta, che dobbiamo ripartire dai GIARDINI, da questi piccoli mondi artificiali costruiti e pensati dall’uomo perchè è proprio in questa realtà storica e contemporanea che si possono trovare gli elementi, i pensieri, le azioni e le condizioni per costruire eticamente il rapporto, l’alleanza più sostenibile con i Paesaggi, e più in generale con l’Ambiente.

E sono convinta anche che proprio per questo dobbiamo ricominciare a fare i giardini, a costruirli, perché il nostro paese, a parte la storia, ha oggi una drammatica mancanza di giardini contemporanei, giardini che rispecchiano oggi il nostro pensiero, la nostra società, giardini che ci aiutano a capire, ad immaginare, a stimolare la nostra intelligenza, a guardare la nostra cultura non dentro un display agonizzante ma dentro immagini vitali, in mutazione che ci accompagnano nella nostra crescita, nella nostra personale e sensibile evoluzione.

Pensare e fare giardini non è una attività facile, non è un pensiero lineare, un sentimento facilmente riconducibile a pochi “ingredienti”.

Il giardino è un pensiero articolato, così come lo è una ricetta, è il risultato di una serie di sinergie che lo tengono in vita anche dopo la sua nascita, è un “affare più complicato di quanto non avessimo sospettato al principio” (S. Pignatti) ma è anche e soprattutto la porta del nostro paradiso sulla terra, l’unico paradiso certo che abbiamo.

Ecco, +garden sarà la rubrica nella quale cercherò di costruire racconti, illustrazioni, storie di giardini. E pensieri, ragionamenti.

Tenterò, in modo semplice, di partire da un grado zero del giardino per costruire ragionamenti dentro i quali far affiorare sensibilità che noi tutti abbiamo ma che risultano confusi proprio da un modo  tutto contemporaneo di sovraesposizione del comunicare. Non me ne vogliano i miei colleghi, gli esperti, gli appassionati che in questo ambiente si muovono più agevolmente e con più strumenti rispetto a me, ma questo spazio sarà un luogo anche didascalico, se mi passate il termine, un posto dove parlare di giardino in modo estremamente semplice, dove sicuramente emergerà il pensiero del progetto e di come è importante  pensare il progetto e arrivare alla creatività.

Tutto qui. A voi il primo giardino ……..

Evolution Med di Maurizio Usai

Inauguro questa rubrica raccontandovi di un piccolo giardino, anzi per la verità una installazione, realizzato in occasione della undicesima manifestazione della Conserva della Neve al Parco dei Daini a Villa Borghese a Roma, evento che si svolge ogni anno nel secondo fine settimana di settembre.

Il life motive di quest’anno della bella manifestazione è stato quello della biodiversità vegetale e al centro fisico della manifestazione il giardino di Maurizio Usai ha perfettamente interpretato il cuore, il centro del tema.

Evolution Med è una piccola opera, un saggio esplicativo di come usare in senso armonico e misurato le piante care al clima mediterraneo, povero d’acqua e dalle elevate temperature.

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L’approccio è quello del Xeriscaping (xeros + landscaping ossia asciutto, secco + paesaggio) un lavoro sinergico tra piante (xerofite o più precisamente termoxerofite) più adatte ad ambienti xerici e la gestione del terreno che le accoglie realizzando composizioni di sottostrati per evitare la perdita d’acqua per processi di evaporazione, filtrazione, erosione e dilavamento.

Questo significa che non è solo importante utilizzare piante adatte ad un modesto fabbisogno idrico, ma è altrettanto importante creare condizioni che aiutano  il terreno a dare un giusto apporto e le piante a migliorare la loro statica condizione.

Insomma, un ragionamento chiaro.

Il giardino prototipo di Usai è proprio questo, un piccolo e bel saggio applicato di come fare e al contempo ci ricorda quanti, ma davvero quanti brutti giardini si realizzano utilizzando male le piante e avendo le idee confuse proprio sull’idea di giardino mediterraneo.

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La forma di questa installazione ci ricorda quasi una sezione, un transetto lineare che ci racconta, in sequenza dinamica, una composizione che realizza l’immagine del paesaggio mediterraneo.

Nelle due estremità della sezione ci sono le due immagini risultanti dal lavoro dell’uomo, una dall’approccio totalmente sbagliato, frutto di un pensiero non solo banale sul giardino mediterraneo ma totalmente errato dal punto di vista compositivo, strutturale e soprattutto di senso, insomma una triste e riduttiva immagine di una visione quanto mai dozzinale e brutta che spesso incontriamo in tristi giardini privati, stereotipi di una bassa conoscenza di massa del giardino oggi.

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La seconda estremità della linea è quella creata proprio dall’evoluzione e dell’uso appropriato e sapiente delle piante che Usai declina in composizioni di contrasti ed armonie.

Al centro del transetto il cuore, il motore, la forza generatrice del giardino secco mediterraneo, ossia il bosco di Leccio dove ritrovare insieme le componenti della macchia mediterranea nella  composizione arboreo-arbustiva.

Nel bosco il tema principale è quello della luce e dell’ombra, una condizione importante anche per i giardini secchi mediterranei che vivono nell’ombra, che spesso dimentichiamo in quanto si pensa che il giardino mediterraneo sia solo quello assolato, accecante.

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La bellezza di questo che io definisco un “saggio” di Usai sul giardino mediterraneo è nel lavoro degli accostamenti cromatici, di forme e trame che riesce a fare e che in modo esplicito e pieno di suggestioni ci regala, anche in modo generoso, nella sua descrizione compositiva piena di una sensibilità e conoscenza straordinaria.

L’installazione è stata realizzata anche grazie all’aiuto di alcuni vivaisti specializzati presenti nella mostra come Vivai Verde Ambiente e Torsanlorenzo Gruppo Florovivaistico.

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Insomma questo piccolo giardino-prototipo mi è piaciuto e anche molto, e questo è un modo per pensare il giardino.

Le foto (le mie è la prima volta che le perdo misteriosamente) che illustrano questo post mi sono state gentilmente concesse da Lucio Pettine ma se siete curiosi ne potete vedere altre nella pagina di Maurizio Usai

https://www.facebook.com/LaPietraRossaGardenDesignLandscapeArchitecture

by Monica Sgandurra

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