il triangolo della fantasia

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Il Tangram o 七巧板 è un gioco cinese, anzi un rompicapo, la cui origine è abbastanza oscura, anzi è oscuro un po’ tutto, dall’inventore, all’epoca, all’origine del nome.

Un vero rompicapo appunto.

Partiamo dal nome.

七巧板 è il nome in cinese ma anche qui, in terra asiatica, la certezza del suo appellativo è traballante: qiao ban o qi qiao tu che significa “rompicapo intelligente di sette pezzi” oppure le sette pietre della saggezza perché chi ci giocava poteva arrivare alla saggezza.

Quando è nato.

Anche qui si hanno notizie certe dall’inizio dell’Ottocento quando questo gioco appare in Occidente ma alcuni studiosi lo fanno risalire alla Dinastia Tang (618-907) da cui Tang, la tavola della saggezza o della mutazione, nome delle sette tavolette che costituiscono appunto, il gioco.

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Tangram in avorio, 1815

Tangram è invece il nome occidentale, ma in origine, nell’Ottocento questo gioco veniva chiamato Rompicapo Cinese, mentre oggi il nome è la costruzione di tang o tan (che significa cinese) e gram, immagine.

Altre ipotesi sono quelle che fanno risalire questo speciale puzzle a 4000 anni fa, un’ipotesi di Samuel Loyd, sconfessata successivamente perché frutto di uno scherzo, nella quale si raccontava che il dio Tan avrebbe costruito il nostro sistema solare come una sorta di puzzle cosmico composto da sette elementi (il Sole, la Luna, Marte, Giove, Saturno, Mercurio e Venere).

Un’altra ipotesi fantasiosa è quella di James Dalgety che fa risalire addirittura il gioco ad un’origine italiana. Una fantasia.

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illustrazione di giocatori di tangram nel libro “Nuovo Giuoco Chinese”, Flli. Bettalli (Publisher), 1817, Italia.

Di certo si sa che la testimonianza più antica è quella di un bassorilievo del 1790 del cinese Kitagawa Utamaro dove sono raffigurate due dame cinesi che giocano a Tangram.

Ma è solo all’inizio dell’Ottocento che in Occidente compaiono le prime pubblicazioni che illustrano il gioco e ne esplicitano la componente matematico-cognitiva. Da quel momento il passatempo diventa una mania, un po’ come il cubo di Rubik, rompicapo della ormai lontana seconda metà del Novecento.

John Wallis, 1817

John Wallis, 1817

 

Nel 1817 Lewis Carrol pubblica a New York The fashionable chinese puzzle, uno dei primi testi in inglese.

L’autore di Alice nel paese delle meraviglie è solo uno dei tanti appassionati del rompicapo che ha tra i suoi famosi fanatici, Edgar Alla Poe e forse anche Napoleone che, dal suo esilio di Sant’Elena, pare passasse molto tempo, mantenendo in allenamento la mente.

Sempre nel 1817 abbiamo altre pubblicazioni, questa volta italiane del gioco: Nuovo Giuoco Chinese, Flli. Bettalli (Publisher), e Metamorfosi del Giuoco detto l’Enimma Chinese, Landi (Publisher) del 1818.

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Il gioco è composto da sette pezzi, chiamati Tan, che formano nel loro assemblaggio di partenza un quadrato: cinque triangoli rettangoli (di diversa grandezza), un parallelogramma e un quadrato sono le figure geometriche che scomposte, devono essere ricomposte in immagini compiute senza sovrapporre i pezzi.

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Il Tangram si basa sull’equivalenza delle aree, ossia si possono costruire immagini, figure di perimetri diversi ma di area equivalente utilizzando obbligatoriamente tutti e sette elementi. Le combinazioni sono infinite come anche le immagini che si costruiscono attraverso un personale processo di creatività visiva.

La concentrazione insieme ad un esercizio di comprensione delle immagini nello spazio sono il punto di partenza del gioco che sviluppa la fantasia in modo esponenziale, lavorando proprio con la percezione e la concentrazione.

Come una catena, i triangoli o meglio gli angoli del Tangram, si rincorrono, si aggregano, si snodano ripercorrendo immagini che, come le ombre cinesi, ci ricordano oggetti, figure, linee presenti nel nostro immaginario figurativo.

architetture-tangram in  Metamorfosi del Giuoco detto l'Enimma Chinese, Landi (Publisher) del 1818

architetture-tangram in Metamorfosi del Giuoco detto l’Enimma Chinese, Landi (Publisher) del 1818

Il triangolo, figura indeformabile, diventa protagonista nelle architetture di Toyo Ito, architetto giapponese vincitore nel 2013 del Pritzker Prize, una sorta di Nobel dell’Architettura.

Ito crea superfici piegate come origami (altra arte giapponese, quella del piegare la carta) dove i triangoli compongono immagini che, nel caso della sua architettura, diventano figure tridimensionali.

E’ il caso dello Steel Hut a Imabari in Giappone, due piccoli edifici inaugurati nel 2011 che accolgono il Toyo Ito Architecture Museum, un edificio “monolite” modellato in superfici molto simili ad immagini tridimensionali partorite da un giocatore di Tangram.

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Nel 2002 a Londra sempre Toyo Ito fu invitato a progettare il padiglione per la Serpentine Gallery, piccola struttura che accoglie i visitatori fuori dal piccolo museo di arte contemporanea che ogni anno viene progettato da un architetto di fama mondiale.

Il piccolo padiglione ideato da Ito è una trama di triangoli bianchi, alcuni trasparenti, che costruiscono una superficie sfaccettata piegata come un foglio accartocciato che a sua volta avvolge lo spazio interno e si trasforma in un caleidoscopio monocromatico.

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Sempre in Giappone, a Kawatana, città termale del periodo Edo, il triangolo è protagonista delle superfici architettoniche di Kengo Kuma che nel 2011 termina il Shimonoseki-shi Kawatana Onsen Koryu Center, un complesso polivalente dove il volume è modellato da tanti triangoli che nel loro andamento, quasi un Tangram appunto, costruiscono una immagine astratta del paesaggio circostante.

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Un’architettura organica, come la definisce Kuma, il quale afferma che “una cosa si può dire organica se possiede il dinamismo generativo proprio delle creature viventi”.

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Il suo edificio con questo gioco di triangoli si fonde con il paesaggio collinare che lo circonda, e ripercorre, traccia, con le inclinazioni delle  superfici, proprio le linee del landscape naturale, una sorta di riscrittura organica.

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Nel suo libro Studies in organic, Kuma mette in chiaro che “una cosa che è organica è diversa da una cosa che è semplicemente naturale o realizzata con materiali naturali”. Organico è una condizione di dinamica generativa, un processo nel quale impossessarsi della forza, della capacità di adattamento, inserimento, vita simbiotica con l’ambiente e i suoi componenti.

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In questo senso la forma ripetuta del triangolo, simbolo di armonia e proporzione nel rapporto tra il divino e l’umano, unisce immagini biologiche, religiose e simboliche con la capacità di costruire immagini altre.

In modo più “superficiale” e occidentale il triangolo è il protagonista in versione “motivo decorativo” della facciata del Deloitte Office Building, un edificio per uffici completato dal gruppo Snøhetta ad Oslo e inaugurato lo scorso 9 gennaio.

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Per un compleanno speciale, di un uomo speciale ho ideato una TangramCake, una cascata di triangoli bianchi e neri che hanno rivestito una mudcake non a caso a tre piani ricoperta da cioccolato plastico homemade e farcita da una ganache sempre di cioccolato fondente, insomma un incubo di cioccolata……

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Un gioco che va al di là del gioco.

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