dolce oriente

 

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Ho il debole per i dolci orientali, si sa.

Sono dolci solari, pieni di luce, oro, ricchezza.

Anche in quelli più poveri, realizzati con semplici paste c’è sempre una piccola nota di ricchezza, un lusso quasi impercettibile all’occhio ma che si sprigiona al primo boccone.

E poi i colori, quelli dell’ambra, quelli del verde che assume quasi subito il colore del cielo, luminosità che solo il Mediterraneo ha, o quello  dei cieli limpidi delle regioni a cavallo tra l’Asia e l’Europa.

 

 

Tunisia_2

 

 

 

I dolci orientali hanno probabilmente origine dalla cucina nomade, quella che non aveva il forno ma braceri dove cuocere semplicemente le focacce.

I nomadi trasportavano e commerciavano le spezie e portavano con se la frutta secca, e quindi un semplice pane poteva diventare un dolce solo incorporando un po’ di noci, del miele, dell’acqua di rosa o un po’ di cannella.

Da questi semplici ingredienti le possibilità sono infinite e man mano che le carovane si muovevano andavano ad incontrare le usanze degli stanziali e quindi, come un meraviglioso mosaico i dolci si trasformavano in tante altre golosità.

 

 

Tunisi_collage

 

 

Questi dolci finivano poi dentro le cucine dei sultani o dei re e si trasformavano ancora un’altra volta e si arricchivano spesso con la pasticceria francese di cuochi che approdavano nell’Oriente chiamati dalle corti mediorientali.

 

I dolci però che più mi incuriosiscono sono quelli semplici, quelli che hanno la possibilità di ulteriori trasformazioni o attualizzazioni nel contemporaneo e quindi sono partita dall’edizione italiana del famoso ricettario di Muhammad Al Baghdadi, uno dei più antichi ricettari medievali che ci sono pervenuti pressoché integro.

 

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Il dolce ha un impasto di base fatto con la pasta lievita, quella per il pane e con uno stesso impasto e qualche piccola variazione e differente modalità di cottura si può facilmente avere due dolci, uno per la colazione, un pane dolce sul quale spalmare un po’ di miele, e un’altro per l’ora del tè, dei fagottini fritti, dei piccoli bocconcini al profumo di acqua di rosa che io ho modificato passandoli nel miele bollente prima di servirli.

 

 

fagottini alla mandorle_1

 

 

Oggi quindi, due ricette da rifare con facilità per le colazioni del weekend!

 

 


 

 Ricetta di fagottini fritti alle mandorle

La ricetta parte dal libro Il cuoco di Baghdad e dalla rivisitazione di Stefania Barzini che attualizza la ricetta del Qata if, dei dolci riempiti di mandorle macinate e zucchero e fritti in forma di cialde che sono aromatizzate con l’acqua di rose e annegate dentro una mistura realizzata da sciroppo, olio di sesamo acqua di rose e pistacchi in granella.

La mia versione è quella di piccoli fagottini a forma di girelle che ho poi immerso nel miele bollente.

 

ingredienti

  • 400 grammi di pasta per il pane
  • 200 grammi di mandorle sgusciate
  • 100 grammi di zucchero semolato
  • acqua di rosa q.b.
  • granella di pistacchio q.b.
  • 150 grammi di miele d’acacia
  • olio d’arachidi q.b. per la frittura

 

procedimento

  • in un mixer ridurre le mandorle in granelli grossolani
  • in una ciotola mettere le mandorle, lo zucchero e pian piano aggiungere dei cucchiai si acqua di rose finché l’impasto non risulterà morbido
  • stendere la pasta e tagliarla in tante strisce alte 5 centimetri
  • stendere la poltiglia di mandorle sulla pasta e tagliate le strisce per una lunghezza di 15 centimetri
  • avvolgere la pasta e con un po’ di acqua sigillare la girella
  • friggere in abbondante olio bollente
  • scolare bene e nel frattempo in un padellino riscaldare il miele
  • immergere i fagottini nel miele e servirli tiepidi con una spolverata di granella di pistacchio, magari con un carcadè o un tè alla menta

 

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ricetta dei panini alle mandorle

lo stesso identico impasto di mandorle si può utilizzare per realizzare questi panini dolci ottimi per la colazione

ingredienti

  • 400 grammi di pasta per il pane
  • 200 grammi di mandorle sgusciate ridotte in granella grossolana
  • 100 grammi di zucchero semolato
  • acqua di rosa q.b.
  • un cucchiaino scarso di cannella in polvere
  • mezzo bicchiere scarso di olio d’oliva

 

procedimento

  • impastare la pasta lievita con le mandorle, lo zucchero, l’olio, l’acqua di rose e la cannella
  • fare un panetto e lasciarlo lievitare per un’ora coperto da un canovaccio
  • rompere la pasta e tagliarla in 6/7 panetti a cui daremo una forma a filoncino o a piccola pagnotta
  • preriscaldare il forno a 200°C
  • disporre i panini su una piastra rivestita da cartaforno e cuocere a 200°C per 10 minuti e poi abbassare a 180°C per i prossimi 30 minuti
  • sfornare e lasciare raffreddare su una gratella

 

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